Strade, mura e porte dell'antica Roma
Tecnica realizzativa delle strade romane
La strada romana era costituita da quattro strati sovrapposti; dallo strato inferiore allo strato superiore sono:Statumen:
Lo strato inferiore di circa 30 centimetri costituito da grosso pietrame legato da malta di calceRudus:
Un secondo strato di circa 15 centimetri caratterizzato da pietrame più fino sempre legato a malta di calceNucleus:
Uno strato di circa 10 centimetri di sabbia e ghiaietta, senza alcun utilizzo di calce.Summa Crusta:
Blocchi di lava (selce) o arenaria di forma poligonale dello spessore di circa 35 centimetri che venivano affondati nella sabbia del nucleus appena steso.
Da questa tecnica costruttiva "a strati" deriva il moderno termine "strada" ed ovviamente anche l'inglese "street".
Lo spessore complessivo degli strati poteva raggiungere il metro e la larghezza della carreggiata era di circa 4 metri per le consolari (14 piedi), misura idonea a consentire il contemporaneo transito dei carri in entrambe le direzioni, e di 1,50 - 2,40 metri per le altre strade.
La carreggiata era limitata da una serie di paracarri al di la' dei quali correvano delle strette banchine pedonali .
Le Unità di misura di lunghezza dei romani
1 piede = 29,6 cm
1 passo = 5 piedi = 148 cm
1 miglio = 1000 passi = 1480 m
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Porte delle mura aureliane |
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Porte delle mura serviane |
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Porte delle mura papaline |
Le mura Aureliane e quelle rinascimentali dei Papi sono quasi completamente integre e nella mappa in nero sono segnati i tratti distrutti più evidenti; le mura Serviane sono invece quasi scomparse ed in rosso sono segnati i resti sopravvissuti (perlomeno quelli che mi sono noti) o quelli talvolta rinvenuti negli scantinati delle case costruite dal Rinascimento al XX secolo.
Le mura di Roma
Tralasciando le cinte murarie più antiche quali la recinzione capitolina, Roma antica ebbe due principali strutture murarie di difesa, una relativa al periodo repubblicano ed una al periodo tardo imperiale.
In tarda epoca repubblicana e nella prima epoca imperiale Roma si espanse al di fuori della prima cinta muraria ma per diversi secoli non ebbe alcuna necessità di altre mura difensive.
Nel medioevo e poi nel Rinascimento i Papi realizzarono la cinta muraria di San Pietro e successivamente la unirono alle mura Aureliane che continuarono ad essere in uso fino al 1870.
Mura Serviane
La cinta muraria più antica di Roma è quella Serviana risalente alla metà del VI secolo a.C. ed il cui nome deriva da Servio Tullio il sesto Re di Roma, durante la cui regenza venne costruita; non esistono molti riferimenti relativi a questa prima cinta muraria, che probabilmente era realizzata in parte col cappellaccio (il tufo di Roma estremamente friabile) ed in parte con semplici ampi fossati addossati a terrapieni rinforzati da steccati e da massi di cappellaccio (agger).
Dopo il sacco di Roma del 390 a.C. ad opera dei Galli vennero ricostruite seguendo in parte l'originale tracciato ed in parte ampliandone il perimetro, utilizzando il Tufo giallo di Grotta Oscura proveniente da Veio conquistata nel 396 a.C.; di queste mura del IV secolo si sono conservati alcuni brevi tratti.
Della cinta Serviana si conservano due sole porte: porta Esquilina e Celimontana.
Porta Esquilina
Alta Risoluzione
La porta Esquilina anche conosciuta come arco di Gallieno vista dal lato interno alle mura (fine I secolo a.C.).
A fianco la chiesa di San Vito vista dal lato dell'ingresso originario (fine XV secolo).
L'arco costruito in opera quadrata di travertino ed alto complessivamente circa 10 metri è uno degli archi monumentali che Ottaviano Augusto fece realizzare sotto il suo principato verso la fine del I secolo a.C.; in particolare questo andò a sostituire l'antica porta delle mura serviane che lì si trovava, quando detta cinta muraria e la relativa porta erano ormai in disuso in quanto Roma si era espansa grandemente al di fuori di queste.
La porta era situata dove i due colli Cispio e Oppio (due dei tre rilievi che componevano il colle Esquilino) si univano creando una lieve gola; appena fuori della porta era il campo Esquilino utilizzato negli ultimi secoli della Repubblica come cimitero pubblico e qui sorsero ai tempi di Ottaviano Cesare Augusto i giardini di Mecenate.
Nel 262 d.C. l'arco venne dedicato da Marco Aurelio Vittore, un cittadino di Roma, all'imperatore Gallieno ed alla sua consorte, sostituendo l'iscrizione scalpellata sull'attico della porta; l'scrizione del III secolo d.C. recita:
Gallieno Clementissimo Principi Cuius Invicta Virtus Sola Pietate Superata Est Et Saloninae Sanctissimae Aug(ustae)
Aurelius Victor V(ir) E(gregius) Dicatissimus Numini Maiestatique Eorum
Ovvero:
“A Gallieno, Principe Clementissimo la cui invitta virtù è superata sola dalla pietà e alla Santissima Salonina Augusta.
Aurelio Vittore, Uomo Egregio, (...) della Loro Divina Volontà e Maestà.”
La dedica venne realizzata su questo arco probabilmente in quanto esso veniva attraversato dall'imperatore Publio Licinio Gallieno quando si recava nei suoi sontuosi giardini (gli orti Liciniani) che aveva realizzato sull'Esquilino e di cui faceva parte il tempio di Minerva Medica.
Nonostante quanto fatto incidere dal servile adulatore Aurelio Vittore, che fu prefetto di Roma, Gallieno fu in realtà un tiranno crudele e tutt'altro che clemente, virtuoso e pietoso e venne ucciso dai suoi stessi soldati.
A fianco è la chiesa di San Vito; la prima diaconia vi si stabilì intorno all'VIII secolo ma la struttura attuale risale ad una ricostruzione di Sisto IV del 1477, a cui succedettero restauri nei secoli successivi e a inizio XX secolo l'apertura di un nuovo ingresso, per orientarla secondo quello che era divenuto l'asse viario principale nella costruzione del nuovo quartiere Esquilino; negli anni 70 del XX secolo venne parzialmente ripristinato l'antico assetto della chiesa.
Porta Celimontana
Alta Risoluzione
Arco di Dolabella e Silano e via della Navicella
Sulla destra le strutture romane della porta Celimontana anche conosciuta come arco di Dolabella e Silano che risulta interrata per alcuni metri; sopra la porta in travertino si vedono alcuni archi e pilastri di sostegno dell'acquedotto di Nerone; al centro della foto le strutture medioevali della chiesa di San Tommaso in Formis e a fianco l'ingresso del convento dei frati dell'ordine dei Trinitari della Redenzione con il portale del XIII secolo e l'edicola a mosaico dello stesso periodo; il santo fondatore dell'ordine, Giovanni de Matha, dimorò nella celletta che si trova sopra l'arco di Dolabella; in fondo a sinistra la Roma rinascimentale con la chiesa di Santa Maria in Domnica la cui attuale costruzione venne realizzata all'inizio del XVI secolo per ordine di Giovanni de' Medici futuro papa Leone X su disegni di Andrea Sansovino e sulla preesistente chiesa del IX secolo.
La cinta muraria venne realizzata inopera quadrata; il tufo era lavorato in blocchi parallelepipedi con 2 lati corti di circa 40-50 centimetri ed un lato lungo di lunghezza variabile (60-120 cm) ed erano posti in opera secondo una trama alternata di taglio e di testa in modo da aumentare la solidità della struttura.
Dalla foto si nota che procedendo in altezza gli strati di blocchi di tufo disposti di taglio sono sistemati una volta con una singola fila di massi centrati sulla linea mediana del muro ed una volta con una coppia di file disposte simmetricamente rispetto alla stessa mediana; questo mi fa pensare che ad ogni strato successivo posto di taglio venisse in effetti sottratta una fila di massi di modo che il muro andasse diminuendo il suo spessore procedendo verso l'alto; immagino anche che il lato esterno delle mura venisse scalpellato in modo da renderlo perfettamente liscio e difficilmente scalabile mentre il lato interno doveva rimanere a gradoni (alti 80-100 cm e larghi 20-25 cm) in modo da consentire ai difensori di raggiungere facilmente la sommità delle mura in qualsiasi punto.
Mura Aureliane
La gran parte di queste mura è ancora esistente ed in buono stato di conservazione.
Le prime mura di Aureliano
271-279 d.C. - Successivamente alla terza invasione degli Alemanni respinta da Aureliano nel 270-271 d.C., il Senato Romano prese la decisione di costruire la nuova cinta muraria delle mura Aureliane, terminata nel 279 d.C..
Le mura Aureliane furono realizzate in opera laterizia con uno spessore di 4 metri ed un'altezza di circa 7-8 metri, dotate di un camminamento scoperto lungo tutto il perimetro protetto da merlature.
Ogni 30 metri erano le torri quadrate, sporgenti rispetto alle mura recinto e di poco più alte, dotate di una camera con feritoie e di un terrazzamento merlato.
In corrispondenza delle vie di comunicazione vennero realizzate le porte di ingresso, dimensionate secondo l'importanza della strada.
I restauri Di Massenzio
306-312 d.C. - Sotto Massenzio vennero eseguiti dei consolidamenti e restauri.
Caratteristico di questo periodo è l'utilizzo di Opus Vittatum con grossi blocchetti di tufo o peperino e laterizio.
Le mura Onoriane
401-402 d.C. - Sotto Onorio agli inizi del V secolo in seguito ad altre invasioni barbariche vennero quasi raddoppiate in altezza, il primo camminamento venne coperto con una volta e vennero realizzate delle nicchie dotate di feritoie nel muro; sopra la copertura del primo camminamento venne realizzato un secondo camminamento di ronda scoperto e merlato.
Le torri vennero innalzate con una seconda camera coperta da un tetto spiovente e comunicante con la prima camera inferiore.
Le porte della città vennero anch'esse massicciamente rinforzate con la costruzione generalmente di una coppia di torri cilindriche ed una camera di manovra sopra la porta e dotate di una seconda porta che andava a definire un cortiletto interno; le porte divenivano una sorta di castelletto difensivo, difendibile anche dall'interno delle mura.
I successivi restauri
VI secolo d.C. - Vennero eseguiti uleriori restauri sotto Teodorico e Belisario.
Nel medioevo caddero in disuso.
XV- XIX secolo - A partire dal XV secolo furono i pontefici che si occuparono del mantenimento e del restauro delle mura lasciandone spesso memoria negli stemmi ed iscrizioni apposte direttamente sulle mura o sulle porte.
XX secolo - Naturalmente sono stati eseguiti ulteriori lavori sulle mura dal 1870 ad oggi, aperture di nuovi fornici, risarcimenti di parti di mura andate distrutte, restauri.
Sulla sinistra le Mura Aureliane con le torri quadrate disposte ogni 30 metri ed al centro, con le mura inclinate, una parte del rifacimento Rinascimentale detto Bastione del Sangallo o anche Bastione Ardeatino restaurato tra il 2002 ed il 2006; si trova tra Porta San Paolo e porta Ardeatina e si estende per alcune centinaia di metri con altre tre pareti analoghe a quella visibile in foto; per realizzare questa struttura difensiva vennero demolite otto delle originali torri quadrate di difesa e venne cancellata la presenza dell'Ardeatina e probabilmente della porta nelle mura; l'Ardeatina oggi parte dall'Appia alcune centinaia di metri fuori delle mura.
Il bastione è una fortificazione rinascimentale delle mura, realizzata a partire dal 1537 da Antonio da Sangallo il Giovane per volere del Papa Paolo III; realizzò un simile bastione anche a difesa delle mura Vaticane, a Porta Cavalleggeri.
Introdusse con questi bastioni una nuova tipologia difensiva in cui i varchi nelle mura da cui venivano utilizzati i cannoni erano disposti a guardare il fianco delle mura stesse ed erano dotati di piani in travertino inclinati onde poter puntare anche a breve distanza dalle mura; venne eliminata la merlatura non più efficace contro le cannonate e realizzate invece delle casematte per gli uomini e le munizioni; le mura erano inclinate onde favorire lo scivolamento delle palle di cannone.
In effetti la fortificazione realizzata per difendere Roma dai Turchi non fu mai completata in quanto troppo costosa nè, per la parte esistente, mai impiegata.
Le strade di Roma
Sulle consolari ad ogni miglio veniva apposta una pietra miliare; questa consisteva di una colonna alta tra uno e due metri o anche più ed eretta sul bordo della strada; su questa venivano incise alcune indicazioni quali la distanza da Roma, il nome della strada ed il nome dell'Imperatore che la fece costruire.
Il Miliarium Aureum costruito sotto Augusto nel 20 a.C. al Foro Romano era la Pietra Miliare da cui partivano simbolicamente tutte le strade ed in ogni parte dell'impero ogni pietra miliare riportava la distanza da questo luogo simbolico; in effetti però le vie che escono da Roma misurano il loro percorso partendo dalla porta delle mura Serviane da cui ognuna esce.
Le strade assunsero per Roma un importanza fondamentale per consentire il controllo dei territori conquistati ed annessi; le strade erano necessarie per spostare le legioni e per far arrivare in tempi rapidi i rifornimenti; la velocità dell'intervento consentito dalle strade era già di per se' un deterrente per evitare lo scoppio di eventuali rivolte contro il potere romano.
I romani furono dei maestri nell'arte della costruzione delle strade e costruirono una incredibile rete viaria in tutto l'Impero Romano.
Mappe Antiche delle strade di Roma
Esistono diverse mappe delle strade dell'antica Roma; una mappa dell'intero Impero Romano è la Tabula Peutingeriana consistente di diverse pergamene riportanti tutte le vie militari e tutte le stazioni intermedie di ogni via; è conservata presso la Hofbibliothek di Vienna, in Austria.
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Appia
Definita dal poeta Stazio regina viarum venne costruita nel 312 a.C. ad opera del Censore Appio Claudio Cieco.
Esce da porta Capena e collegava Roma all'antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere; venne prolungata fino a Benevento intorno al 268 a.C. e da qui fino al porto di Brindisi intorno al 190 a.C., divenendo così la principale via per i commerci con l'Oriente; il tratto da Benevento a Brindisi perse di importanza quando l'Imperatore Traiano deviò l'Appia sulla Traiana che arrivava a Brindisi dalla Romagna.
Il selciato della via Appia Antica; misura circa 4 metri di larghezza ed i marciapiedi poco più di 50 centimetri
Latina
Costruita nel IV sec. a.C., la via Latina è la più antica strada di Roma e collega Roma alla Campania attraverso le valli del Liri e del Sacco, nella "valle latina" tra monti Lepini ed Ernici, dove transitava anche la Prenestina.
Era larga poco meno di 4 metri.
Parte dalle mura Repubblicane di Porta Capena assieme all'Appia, che verrà costruita pochi anni dopo e da cui si separa all'altezza dell'odierna piazza Numa Pompilio; esce quindi dalle mura Aureliane a Porta Latina; attraversa il Parco degli Acquedotti e sale verso Grottaferrata mantenedosi lievemente sulla destra dell'odierna Anagnina; qui se ne può individuare il percorso grazie ai ruderi dei sepolcri, tra cui quello nei pressi di Villa Senni al X miglio e quello di Metilio Regolo presso il ponte del bosco di Grottaferrata; sempre al X miglio si trovano gli interessanti resti archeologici della località Vicus Angusculanus, che poi venne chiamata ad decimum per via della presenza della pietra miliare relativa al decimo miglio della via Latina.
Successivamente la strada coincide con l'attuale Anagnina che dopo l'incrocio per Frascati, Grottaferrata e Rocca Priora cambia nome in Tuscolana; l'antica via Latina passa quindi sotto al Tuscolo; qui, in località Molara nei pressi di Rocca Priora, è stato portato alla luce un tratto dell'antica via visibile in uno slargo al centro della moderna via Tuscolana; attraverso il passo dell'Algido a quota 560 metri [geolocalizzazione], appena dopo i Pratoni del Vivàro e le sorgenti della Doganella a Rocca Priora oltrepassa il bordo più antico del cratere vulcanico cominciando quindi la discesa dall'antico vulcano dei Colli Albani congiungendosi con la Casilina ad bivium ai piedi del monte Artemisio (Mons Algidus).
Localizza il posto
La via Latina al parco delle tombe di via Latina con la tomba dei Valerii e alla sua sinistra la stazione di posta, una sorta di precursore dell'autogrill con albergo annesso; si intuisce quale fosse lo spazio destinato al marciapiedi; si noti il passo carrabile realizzato all'ingresso della stazione di posta tra le due basi delle colonne, alla sinistra dell'ingresso alla tomba.
Porta Latina dall'interno delle mura.
Sulla destra la cappella di San Giovanni in Oleo.
Secondo la tradizione San Giovanni in Oleo è il luogo ove nel 92 Domiziano tentò il martirio di San Giovanni il Battista, immergendolo in una tinozza di olio bollente; l'apostolo sopravvisse all'immersione senza riportare alcuna ustione abbastanza a lungo perché la folla che si era radunata spingesse l'mperatore a graziarlo; San Giovanni venne quindi esiliato nella piccola isola di Patmos.
La cappella rinascimentale risale al XVI secolo ed è attribuita al Bramante e ad Antonio da Sangallo il giovane; venne successivamente restaurata dal Borromini che ne modificò la cupola introducendo i fregi di rose e palme in terracotta ed installò la sfera di fiori con la croce.
Asinaria
La porta Asinaria a San Giovanni in Laterano
Nella originale realizzazione Aureliana in opera laterizia era una semplice porta senza grande importanza realizzata tra due delle torri quadrate delle mura;
L'attuale aspetto risale all'epoca di Onorio (inizio V secolo d.C.); venne dotata di due torri semicircolari con due linee di finestre ed una linea di feritoie ed un'ampia camera di manovra con finestre sopra l'arco; deve la sua imponenza probabilmente alla vicinanza del palazzo Lateranense, residenza del papa a partire dal IV secolo.
Venne chiusa nel 1408 e poi parzialmente riaperta almeno sino alla costruzione della porta San Giovanni nel 1574 quando cadde definitivamente in disuso a causa del suo interramento dovuto alla progressiva sopraelevazione del livello del suolo nel corso dei secoli.
Si trova all'interno di un giardino chiuso dedicato all'area archeologica.
La Rinascimentale porta San Giovanni e sulla sinistra la porta Asinaria.
Porta San giovanni venne realizzata ad ornamento della città da Giacomo del Duca sotto Papa Gregorio XIII nel 1574 e si apriva sulla via allora chiamata Campana probabilmente in quanto portava nella campagna; la via Campana di Roma antica partiva invece da una diramazione dell'Ostiense.
La scritta incisa sull'attico della porta è la seguente:
Gregorius. XIII. Pont. Max
publicae utilitati et
urbis ornamento viam
campanam constravit
portam extruxit
Anno MDLXXIIII
Pont. III
Tuscolana
Raggiungeva Tusculum ai Castelli Romani (oggi la località il Tuscolo una piccola altura a ridosso di Rocca Priora e sopra Frascati dove sono presenti notevoli resti di ville romane; da segnalare un piccolo anfiteatro romano ben conservato con una cinquantina di posti a sedere sulle gradinate; in effetti il Tuscolo era una sorta di posto di villeggiatura per i nobili romani.
Pare comunque che la via sia stata realizzata in epoca medioevale ad unire diversi spezzoni di strade antiche.
Dalla antica porta romana Asinaria a San Giovanni usciva la via Asinaria che poi si andava a sovrapporre alla attuale Tuscolana.
Al Tuscolo, sul versante verso la via Latina, in mezzo al bosco si possono vedere lunghi tratti di un diverticolo romano che evidentemente collegava le ville costruite sul Tuscolo con la via Latina.
Labicana - Casilina
Anticamente era chiamata Labicana e collegava Roma a Labicum; Labicum a partire dal 493 a.C. si alleò con Roma (Foedus Cassianum); in seguito però si alleò con Equi e Volsci e venne quindi conquistata e distrutta sotto Quinto Servilio Prisco nel 418 a.C.; gli abitanti furono in parte deportati a Roma, in parte si trasferirono a Labicum Quintanensis una località poco distante verso Colonna.
Sulla carta Peutingeriana per la Casilina si leggono le stazioni di Ad Quintanas, Ad Statuas, Ad Pictas, Ad Bivium.
Non è noto con certezza dove sorgesse Labicum; alcuni sostengono fosse l'odierna Montecompatri, altri che si trovasse in una località a metà strada tra Monte Compatri e Colonna.
Successivamente la Labicana venne prolungata fino alla stazione ad bivium ai piedi del monte Artemisio (Mons Algidus) a congiungersi con la via Latina e da qui raggiungeva Casilinum, l'odierna Capua, da cui prese il nuovo nome; da Capua si ricongiungeva quindi all'Appia.
Gabina - Prenestina
La via partiva assieme alla Casilina dalla Porta Esquilina (l'Arco di Gallieno) e le due vie si biforcavano nei pressi dei Trofei di Mario all'interno della Umbertina piazza Vittorio; la via proseguiva quindi nella direzione della moderna via di S.Bibiana e lasciando alla destra il Tempio di Minerva Medica oltrepassava le mura e si dirigeva verso il Torrione Prenestino noto nel 1800 come il Torraccio; all'altezza del Torrione, la via venne tagliata nel tufo onde realizzare una discesa più agevole verso la valle dell'acqua Bullicante.
Nel 402, in occasione dei rifacimenti difensivi voluti da Onorio, il primo troncone della via venne interrotto ed il bivio con la Casilina venne portato all'arco monumentale dell'Acquedotto Claudio; i due archi della Porta nota oggi come Porta Maggiore presero il nome quindi di Porta Prenestina l'arco a sinistra e Porta Labicana l'arco sulla destra. Da dopo Porta Maggiore la via segue l'antico tragitto fino a Praeneste, l'odierna Palestrina.
Sulla carta Peutingeriana per la Prenestina si leggono le stazioni di Gabii, Praeneste, Sub Anagniam
Inizialmente collegava Roma a Gabii nei pressi di Pantano Borghese ed era chiamata Gabina; così viene chiamata più volte da Tito Livio che la cita esistente già a partire dall'anno 246 di Roma (507 a.C.) in occasione della guerra Etrusca di Porsenna.
All'VIII miglio e un quarto la via transita sul Ponte di Nona realizzato in pietra Gabina; al IX miglio, all'Osteria dell'Osa un diverticolo la congiungeva da un lato alla Collatina e dall'altro alla Casilina e un successivo diverticolo sulla destra la collegava a Passerano.
Attraversava quindi Gabii dove venne tagliata nel tufo per mantenerla pianeggiante.
Più avanti rimangono i ruderi del Ponte del Fico con cui attraversava un torrente; poco oltre la via diverge alquanto da quella attuale e dopo mezzo miglio si giunge al XVIII miglio dove sono l'opera di Cavamonte ed il ponte Amato realizzato in pietra gabina e tuttora esistente.
Collatina
Strada minore che raggiungeva Collatia l'odierna Lunghezza, a 15 chilometri di distanza.
Nasce dalla Tiburtina appena dopo l'uscita dalle mura Aureliane; il primo tratto non esiste più; successivamente seguiva grosso modo il percorso dell'acqua Vergine ed era quindi la strada di servizio per quell'acquedotto fino alle sorgenti di Salone; passava accanto alla località Bocca di Leone, dove sono presenti delle sorgenti catturate dal Vergine.
Attraversando l'Aniene a ponte Lucano si ricongiungeva poi alla Tiburtina all'altezza del XVI miglio di quest'ultima.
La strada era larga 2,67 metri; nel 1858 tal Serafini affittuario di Lunghezza scoprì e distrusse un lungo tratto di selciato, che rimaneva nascosto da pochi centimetri di terra, per ricavarne pietre per una maceria (muretto a secco).
Tiburtina
Collegava Roma a Tibur, l'odierna Tivoli; venne poi prolungata fino all'Adriatico nel Piceno passando per Alba e Sulmona e prese allora il nome di Tiburtina Valeria
Nomentana
Alta Risoluzione
Porta Pia dall'interno delle mura.
Venne realizzata tra il 1561 ed il 1565 su disegno di Michelangelo sotto Papa Pio IV ed andò a sostituire la Porta Nomentana che si trova a meno di cento metri e che venne chiusa in conseguenza dei riassetti urbanistici rinascimentali che spostarono l'asse viario dell'antica via.
Fu l'ultimo lavoro eseguito da Michelangelo che morì nel 1564 prima di vederla completata e venne terminata sotto la guida di Giacomo del Duca.
La facciata interna è opera di Michelangelo mentre la attuale facciata esterna venne realizzata nel 1869 da Vespignani, che si ispirò comunque ai disegni di Michelangelo; i fabbricati che uniscono la porta esterna e quella interna a creare un cortiletto interno erano usati per gli uffici della dogana.
In occasione della presa di Roma nel 1870 venne severamente danneggiata (ovviamente specie dal lato esterno).
Oggi ospita il Museo Storico dei Bersaglieri.
Salaria
Flaminia (Tiberina)
La Flaminia venne realizzata nel 222 a.C. (anno 531 di Roma) dal Censore Cajo Flaminio; Flaminio sconfisse i Galli Cisalpini e realizzò quindi questa via militare che giungeva ad Ariminum (Rimini).
Partiva dalla Porta Ratumena e proseguiva perfettamente dritta sino a Ponte Milvio passando per la porta Flaminia che era lievemente spostata rispetto all'attuale porta del Popolo; nel primo tratto si manteneva quindi lievemente alla destra di via del Corso; per mantenerne il percorso diritto e pianeggiante fuori porta del Popolo i romani tagliarono parte della rupe dei monti Parioli.
La Tiberina era una diramazione della Flaminia che partiva da Rubrae (a Prima Porta) e seguiva la sponda del Tevere ricongiungendosi in seguito alla Flaminia stessa.
Cassia e Claudia
Trionfale e Veientana
Via TriumphalisCornelia
Aurelia
Vitellia
Portuense
via Portuensis - Raggiungeva Portus
Alta Risoluzione
Porta Portese dal lato esterno alle mura Gianicolensi.
Realizzata nel 1644 su disegno dell'architetto Marcantonio De Rossi era una delle porte delle mura Gianicolensi, volute da Papa Urbano VIII Barberini come ampliamento della cinta difensiva Vaticana; lo stemma è quello di Papa Innocenzo X Pamphilj succeduto al Barberini che morì prima dell'inauguraziane; la porta sostituì la porta Portuensis di epoca romana, distrutta assieme al tratto di mura Aureliane-Onoriane che salivano verso il Gianicolo sempre in occasione della costruzione delle mura Gianicolensi.
Ostiense (Campana, Laurentina e Severiana)
Via Ostiensis si collegava ad Ostia che fu una colonia romana sin dal tempo di Anco Marcio; da questa si diramavano anche le vie Campana, Laurentina e Severiana.
Partiva dalla Porta Trigemina, situata tra la sponda sinistra del Tevere e l'Aventino e attrraversava quindi la Porta Ostiense.
Ardeatina
Arrivava ad Ardea, la città dei Rutuli, posta a 24 miglia da Roma; è una strada secondaria risalente probabilmente al III o IV secolo a.C.; nasceva come una diramazione dell'Appia appena fuori di Porta Capena; nel primo tratto prendeva il nome di Clivo di Marte in quanto conduceva a tale tempio; usciva quindi dalla cinta onoriana attraverso la porta Ardeatina.
Tale porta non viene però mai citata nei testi antichi; nei disegni del Sangallo di progetto al bastione ardeatino viene indicata la presenza di una porta che verrà distrutta assieme ad una parte delle mura, ma non è chiaro se si tratti di una vera porta o di una semplice Posterula analoga a quella ancora esistente a breve distanza (posterula ardeatina).
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Posterula Ardeatina
Accanto ai fornici aperti in epoca moderna nelle mura Aureliane per la viabilità sulla Ostiense si trova in una sporgenza delle stesse mura una piccola porta denominata posterula Ardeatina.
La porta, piuttosto dimessa, è situata circa 3 o 4 metri più in alto dell'attuale piano stradale.









