Il pigneto

Il borghetto del Pigneto rientra nella zona urbanistica Casilino (6b) del Municipio 6 di Roma, all’interno del Quartiere VII (Quartiere Prenestino Labicano).

La borgata territorialmente risulta compresa in un triangolo isoscele che ha come vertice l’antico accesso all’Urbe di Porta Maggiore, da cui partono le consolari Casilina e Prenestina; per lati i tratti iniziali delle stesse Prenestina (sul lato destro e sinistro fino a Largo Preneste) e Casilina (sul lato sinistro fino a piazza della Marranella); per base via dell’Acqua Bullicante (da Largo Preneste a piazza della Marranella); vedi anche la mappa satellitare per le diverse caratterizzazioni urbanistiche.

La Nascita del Pigneto come borgo residenziale.

Fino al 1870 l’area, di circa 200 ettari, era rimasta totalmente agricola e utilizzata per il pascolo con solo alcuni casali e qualche villa; il terreno, fertile ma paludoso e ricoperto di fitti canneti, risente delle ultime propagini orientali del colle Esquilino e degrada dolcemente da Porta Maggiore fino all’allora marrana dell’Acqua Bulllicante; nella zona vi era un notevole corso d´acqua, proveniente dalle stesse sorgenti che alimentavano gli acquedotti romani e da sorgenti dislocate nel suburbio; il fosso si originava primariamente da un ramo dell’acqua mariana che si distaccava dal corso principale del fosso medioevale a Porta Furba; questo era alimentato dalla fonte di Squarciarelli dell’acqua Julia e dalle altre sorgenti della Tepula; da Porta Furba scorreva per via di Tor Pignattara e via della Marranella, dove creava un terreno molto umido attorno a sé detto volgarmente la “Marrana” (o palude); il corso d’acqua incrociava quindi il tratto finale di via del Pigneto, proseguiva il suo percorso costeggiando via dell’Acqua Bullicante dove erano delle sorgenti in cui l’acqua aveva la caratteristica di ribollire a causa della presenza d’idrogeno solforato (nell'ottocento la zona era detta dell'acqua bollicante; bollicante è participio presente di bollicare che secondo l'Accademia della Crusca è da intendersi come leggero bollimento) e terminava a Largo Preneste. A questo punto s’interrava, divenendo falda acquifera, per riaffiorare in superficie a Casal Bertone e proseguire verso nord costeggiando la ferrovia fino a gettarsi nell’Aniene all’altezza di via di Pietralata; ancora oggi sono visibili degli stagni a fianco alla ferrovia; oggi l’acqua mariana non transita più per porta Furba ma il laghetto nell’area della Ex Snia Viscosa è la conferma tangibile della presenza di una falda sotterranea; il fosso, che raccoglie le varie acque della zona e che tutt’ora sfocia nell’Aniene all’altezza di via di Pietralata nei pressi della ferrovia, venne chiuso in condotta sotterranea nel 1934.

Alla fine del 1800 la zona era divisa tra la vigna Serventi, che si estendeva tra la Casilina e via del Pigneto e la Tenuta di Tavoletti, che si estendeva tra la Prenestina e via del Pigneto e verso sud tra Casilina e Prenestina almeno fino a via dell’Acqua Bullicante e alle case della Marranella; il casale di Tavoletti sorgeva nei pressi della chiesa di S.Luca e fu distrutto negli anni 50 del secolo scorso.
Nel ricordo degli anziani del posto la tenuta di Tavoletti prima della guerra era un vasto pratone in cui pascolavano pecore e mucche, con orti e qualche campo tenuto per il fieno; qua e là crescevano le canne; tutte le strade interne tra via Casilina e via Prenestina, inclusa via del Pigneto, erano in terra battuta.
Il terreno di Villa Serventi si estendeva tra Casilina e via del Pigneto a partire da Porta Maggiore sino all’incirca a via Pausania; il deposito dei Tramways che stà tra via Casilina e via del Pigneto venne probabilmente realizzato su una delle prime cessioni del terreno e delimitava verso Porta Maggiore la vigna.
Il terreno venne via via ceduto ai costruttori prima e dopo la guerra e oggi ne resta poco meno di un ettaro, con all’interno quello che rimane della pineta che diede il nome al quartiere e la Villa Serventi, che sorge su un piccolo rilievo a ridosso della ferrovia con ingresso dalla via Casilina e sovrastata dai palazzoni anni '70 costruiti sulle ultime cessioni del terreno; rimane nascosta dalla folta vegetazione del giardino e dalla strada si riesce a malapena ad intravederla; è tutt’ora proprietà della famiglia Serventi.
Dall’altro lato della via Casilina era la villa la Favorita abitata dai frati ed una piccola vigna da cui producevano un ottimo vino; la vigna venne sostituita già prima della guerra dalla ferrovia, dal comprensorio di case popolari Casilino I e da qualche altra casa.

A partire dalla fine del 1800 nella zona si sviluppa senza una precisa programmazione urbanistica un rilevante raggruppamento di fabbriche e stabilimenti industriali più o meno grandi, di laboratori e di botteghe artigiane, che andranno a occupare un’area complessiva di parecchi ettari là dove terminava la città subito fuori di porta Maggiore.
Questo agglomerato industriale determinerà l’espansione edilizia e urbanistica del Pigneto che avverrà massimamente tra il 1920 ed il 1935 ad opera di alcuni privati e delle cooperative edilizie di ferrovieri, netturbini e tranvieri che costruiranno le case, al di fuori di qualsiasi disegno urbanistico unitario, intorno alla tortuosa via del Pigneto, una stradina in terra battuta che iniziava a poche centinaia di metri da Porta Maggiore scendendo fino a via dell’Acqua Bullicante; a volte costruivano delle palazzine con più appartamenti a volte delle casette con il solo piano terra.

La zona dei Villini

Il complesso di case popolari più rilevante e di maggior pregio architettonico è quello costruito negli anni dal 1921 al 1924 dalle cooperative dei ferrovieri; la Compagnia Termini per i Ferrovieri ottenne la licenza per la costruzione di 250 alloggi in una parte della proprietà dei conti Serventi attorno a quelle che oggi sono piazza Tolomeo e piazza Copernico, nell’area tra la pinetina di villa Serventi, via del Pigneto, via Casilina e quello che allora era un vasto pratone in direzione del fosso della Marranella noto come "prato di Tavoletti" dal nome della famiglia proprietaria; la zona dei villini dei ferrovieri, è caratterizzata da villini bifamiliari in semplice stile liberty geometrico a uno o due piani tutti circondati da giardinetti privati secondo il modello della città giardino; il luogo è anche conosciuto come il quartiere dei ferrovieri o quartiere dei villini o anche come “la città giardino del prenestino” (ispirandosi a ben più note e ricche città giardino di Roma che nascevano in quegli anni come L’Aventino o Coppedè). I 250 alloggi dovevano corrispondere a 125 villini, di cui attualmente sulla mappa di Google non ne arrivo a contare cento; infatti l’intero quartiere Pigneto, assieme ad altri quartieri circostanti, venne pesantemente colpito dalle bombe nei bombardamenti del 19 Luglio 1943 e del 13 Agosto 1943.
Molti villini vennero riparati nell’immediato dopoguerra ma tanti altri scomparvero e furono rimpiazzati negli anni 50, 60 e 70 da palazzine popolari, non più bifamiliari ma piccoli condomini, che compaiono qua e là all’interno della zona dei villini.

Piazza Copernico - Il Pigneto - Roma

Piazza Copernico vista da via Pomponio Mela

Il Palazzetto di piazza Copernico al Pigneto

Il palazzetto al centro di Piazza Copernico; un vecchio casale ristrutturato all’epoca della costruzione dei villini; secondo la leggenda uno dei tanti luoghi in cui dormì Garibaldi

Villino al Pigneto

villino in via di Villa Serventi

Il Pigneto è attraversato in tutta la sua lunghezza da via del Pigneto che a sua volta prese il nome dalla pinetina che si trovava a ridosso di villa Serventi, tra il passante ferroviario, la Casilina e via del Pigneto; della pinetina è rimasto ben poco tra i palazzi che ne hanno preso il posto negli anni 50 e 60, nel piccolo giardino che è rimasto proprietà di villa Serventi e nel piccolo giardinetto adiacente, che credo sia proprietà privata dei grossi palazzi lì vicino ma aperto al pubblico; la pineta arrivava fin su via del Pigneto; oggi su questa via sopravvivono tre pini Pinus Pinea secolari; 5 o forse più sono stati abbattuti agli inizi del 2009 nei pressi del ponte pedonale per i lavori della Metro C ed altri tre sono stati tagliati cento metri più in là a causa del cedimento di un muretto di contenimento dopo le piogge dell’inverno 2008.

Gli stili architettonici del Pigneto

La parte storica del Pigneto realizzata tra il 1920 e il 1940 si ispira a numerosi stili architettonici, dall'umbertino all'eclettico, dal barocchetto al liberty, riproponendoli spesso in forme economiche tramite stucchi, ma talvolta usando anche il travertino.
Naturalmente trattandosi di edilizia quasi sempre popolare, la maggior parte risulta comunque piuttosto anonima.
Nel dopoguerra si aggiungeranno numerosi altri fabbricati a carattere intensivo e popolare; l’intera area è quindi caratterizzata dalla presenza di tipologie edilizie fra loro eterogenee a carattere prevalentemente residenziale:

  • gli edifici di archeologia industriale presenti in zona, concentrati verso Porta Maggiore e la parte più settentrionale del borgo e riutilizzati o da riutilizzare in varie maniere.
  • la bella zona dei villini in liberty (complimenti alla compagnia Termini per i ferrovieri per la concezione di casa popolare che aveva).
    Se pure lo stile base utilizzato per i villini era in effetti povero di "abbellimenti", moltissimi vennero personalizzati seguendo il gusto di quegli anni secondo lo stile liberty geometrico; tali abbellimenti erano ottenuti col solo uso di rilievi dell’intonaco e stucchi e quindi secondo una realizzazione in effetti molto economica; caratteristico era l’utilizzo di riquadrature delle finestre e delle porte e di piccole porzioni di pareti che venivano mantenute con un intonaco lasciato ruvido in stile rustico e l’utilizzo di fregi geometrici, solitamente quadrati e a volte rombi e cerchi, evidenziati da un diverso colore; normalmente le case sono bicolori: un colore chiaro, generalmente bianco ma a volte si può vedere un giallo ocra chiaro (non so' se originale o libera interpretazione contemporanea); col colore chiaro si coloravano delle piccole porzioni di pareti racchiuse da stucchi, gli stucchi delle finestre e delle porte e gli angoli della palazzina; per il grosso della superficie si usava un colore pastello mediamente scuro, generalmente sul rosso ocra o sul giallo ocra.
    villino al pigneto

    villino in semplice stile liberty geometrico al pigneto



  • i palazzetti di edilizia popolare degli anni venti e trenta tra due e quattro piani, che non hanno i giardinetti ma danno direttamente sulla strada e risultano solitamente adatti a 3 - 8 famiglie; solitamente seguono lo stile umbertino, o eclettico-liberty o barocchetto romano con dei semplici stucchi decorativi o a volte usando cortine o dettagli in pietra, solitamente travertino.
    Pigneto - barocchetto romano

    Facciata di palazzina in barocchetto romano su via del Pigneto - anno 1924

  • qualche villino in stile liberty; anche la struttura della Farmaceutica Serono richiama il liberty nelle semplici decorazioni.
    Pigneto - villino in stile liberty

    Villino in stile Liberty fine anni venti (ristrutturazione in corso) in via Braccio da Mantone al Pigneto Basso; originariamente la parete era in giallo ocra mentre non ho idea del colore originario delle rifiniture

  • alcuni esempi di stile razionalista; ad esempio il cinema L'Aquila, le strutture dell'ex Pastificio Pantanella, e anche qualche raro edificio residenziale.
    Pigneto - cinema L'Aquila

    Il cinema L'Aquila, risalente agli anni trenta in stile razionalista e ristrutturato pochi anni fa nello stesso stile rivedendo ed accentuando il carattere razionalista; la versione originale mi pare di ricordare fosse intonacata liscia in rosso ocra e la tettoia originale all'ingresso, non molto bella, era realizzata in muratura; anche se il cambio è evidente, direi che è una bella ristrutturazione

  • gli edifici delle ferrovie, palazzine residenziali ed edifici tecnici, interamente rivestiti in mattoncini marroncini, caratterizzati da una discerta variabilità volumetrica, in stile funzionalista razionalista, lungo la via Prenestina.
  • palazzi più massicci a quattro piani nella zona dell’isola pedonale, di via l’Aquila e lungo la Prenestina, che riprendono anch'essi numerosi stili quale umbertino ed eclettico, più grandi e con una struttura urbanistica più ordinata (per esempio i palazzi in via Montecuccoli ed alcuni altri sulla Prenestina o su via l’Aquila.
  • casette ad un solo piano quando non baracche successivamente riedificate mantenedo le stesse proporzioni minuscole sempre ad un solo piano e solitamente con giardinetto privato.
    Pigneto - baracchetta romana

    Esempio di baracchetta romana, non stile barocchetto romano, ma piuttosto stile anni 50 emigrato senza tetto, in assi di legno e tetto in lamiera in via del Pigneto, di fronte alla futura stazione metro C di Pigneto; è un perfetto esempio delle baracche che venivano realizzate al Pigneto Basso, (il pigneto a sud del vallo ferroviario), e ne sono rimaste numerosissime, tutte ristrutturate o spesso completamente riedificate mantenendone le proporzioni, e solitamente dotate di giardinetto privato; tipicamente le più semplici come questa, o anche come quella dell'Accattone di Pasolini, consistono di due soli locali; si noti la verandina con tettoia in lamierino (a volte era realizzata a pergolato) utilizzata per la pennica pomeridiana nelle afose giornate estive, ed anche il capanno attrezzi sulla sinistra; queste baracche furono realizzate ed abitate negli anni del dopoguerra dalla popolazione emigrata più povera in questa ed altre periferie romane.
    Essendo una delle ultime sopravvissute sarebbe bello fosse ... ristrutturata ... o forse meglio ricostruita in legno mantenendone fedelmente le proporzioni, quale ultima testimonianza e memoria storica di ci˛ che fu in realtà questo quartiere tra gli anni 50 e 70.

  • Alcuni grossi insediamenti di edilizia popolare di fine anni trenta; ad esempio il primo grande edificio che si incontra sulla destra della Prenestina appena fuori Porta Maggiore e il successivo giallo ocra con gli angoli smussati, all'angolo di via Prenestina con via del Pigneto od anche il grande caseggiato all'angolo tra Prenestina e Circonvallazione Casilina, il quale in verità non sono ancora in grado di dire se sia di prima o dopo la guerra.
  • Case di edilizia popolare intensiva a 6 - 7 piani realizzate negli anni 50 e 60 e regalate a Roma dalla febbre edilizia di quegli anni, che andarono ad occupare tutte le aree verdi ancora disponibili scendendo verso la Marranella e via dell’Acqua Bullicante.
  • Edilizia popolare intensiva di fine anni 60 anni 70 che realizzò palazzi ancora più grandi e brutti dei precedenti: ad esempio quei 4 o 5 grossi palazzoni di otto - nove piani costruiti a sfregio del quartiere dove prima era la pineta, tra il vallo ferroviario, via del Pigneto, la zona dei villini e la Casilina.
  • Alcune recenti ristrutturazioni - riedificazioni e qualche nuova costruzione.
    Centro Anziani in via Isidoro da Carace

    Il centro Anziani in via Isidoro da Carace iniziato a costruire nel 2006 ed inaugurato nel dicembre 2009; insieme alle sale per il centro, nella struttura è stata anche realizzata una palazzina residenziale, caratterizzata sulla strada dalle due facciate rosso pompeiano e nera, disallineate rispetto alla ideale superfice piana del muro e la facciata nera anche inclinata verso la strada; sul piano stradale alcuni locali commerciali.




Tecnica costruttiva delle palazzine degli anni venti e trenta nel quartiere

Come detto le tipologie edilizie utilizzate nel quartiere sono svariate già a partire dalla sua nascita; potevano essere i villini bifamiliari a uno o due piani della "zona dei villini" o i palazzetti piuttosto grandi nella zona del Village intorno alla Prenestina o palazzine a tre massimo quattro piani costruiti da privati nella zona tra via del Pigneto e Prenestina a sud della ferrovia e nelle vicinanze dei villini, arrivando alle baracche scendendo per via del Pigneto verso la Marranella che oggi si presentano quasi tutte come piccole unità immobiliari col solo piano terra e a volte un primo piano parziale, molte più o meno recentemente ristrutturate o in fase di ristrutturazione e generalmente dotate di un piccolo giardinetto privato.
Tipicamente le palazzine anni venti e trenta della zona sono realizzate con il cosiddetto muro a sacco alla romana: quasi tutte le mura sono portanti, larghe alla base qualcosa come 60 centimetri e realizzate con grossi blocchi irregolari di tufo interrotte nello sviluppo verticale ogni metro o metro e mezzo da uno o due corsi di mattoni, con sempre una fila di mattoni appena sotto al solaio, con stipiti in laterizi e con l’utilizzo di archi o piattabande o semplici architravi in calcestruzzo su porte e finestre; i blocchi di tufo delle dimensioni di trenta - cinquanta centimetri per lato tendevano ad essere disposti in modo da realizzare compattamente le due superfici esterne della parete, mantenendo all’interno del muro dello spazio, generato dall’irregolarità dei blocchi, che veniva riempito solo parzialmente dalla malta, probabilmente per risparmiare sul suo impiego, creando qua e là una sorta di intercapedine d’aria interna al muro che genera un isolamento termico notevolissimo; in pratica grazie al materiale usato particolarmente traspirante (tufo e mattoni), allo spessore delle mura e a questa sorta di intercapedine interna queste case sono più fresche d’estate e più calde d’inverno che non le normali case in cemento e foratini costruite a partire dal dopoguerra fino praticamente ai giorni nostri.
Le poche pareti di raccordo sono generalmente in laterizi; le mura esterne delle palazzine alla base normalmente hanno una intercapedine esterna aerata che isola le mura dal terreno ed in cui può anche scorrere la fognatura; in tal caso si predisponevano dei tombini di accesso.
I solai sono realizzati con travi a doppio T di ferro e foratoni; tipicamente le travi sono sottodimensionate rispetto agli standard contemporanei, come in tutti i palazzi di fine 800 inizio 900 e non solo; a volte venivano utilizzate voltine sui soffitti che generalmente sono situati ad una altezza di 320 centimetri.
Le pareti esterne erano solitamente rifinite ad intonaco e colorate utilizzando pitture al latte di calce (almeno in origine) con colori dominanti giallo ocra e rosa pompeiano; in diverse case, almeno per quelle in cui la realizzazione delle mura fu più curata, queste esternamente restavano in stile rustico senza alcuna intonacatura, rivelando a prima vista la tecnica di costruzione utilizzata.
Una caratteristica comune a diversi palazzetti della zona è che riportano sulla facciata uno stucco con lo stemma "nobiliare" della famiglia proprietaria dello stabile o, se non lo stemma, a volte si utilizzava un qualche fregio con incisi l’anno di costruzione ed il nome dei proprietari oppure anche delle frasi ad effetto a seconda del gusto del proprietario; normalmente accadeva che il proprietario affittasse parte degli appartamenti dello stabile agli operai che lavoravano in zona, riservando il piano "nobile" a propria dimora.

la guerra e i bombardamenti

Il pigneto fu colpito dai bombardamenti aerei due volte: il 19 Luglio 1943 ed il 13 Agosto 1943; i bombardamenti in queste due giornate interessarono alcuni obiettivi quali lo scalo merci San Lorenzo, la Snia Viscosa riconvertita alla produzione tessile per l'esercito, la ferrovia Roma-Firenze, l’aeroporto di Centocelle, ma fu colpita una vasta area dei quartieri tiburtino, prenestino-labicano e appio-tuscolano: il 19 Luglio il Tiburtino, borgo San Lorenzo (il più colpito), il cimitero Monumentale del Verano, il Prenestino, san Giovanni e il Tuscolano; il 13 Agosto il Prenestino, l’Appio e il Tuscolano.

Sul muro del palazzetto del torrino in piazza Copernico è affissa una lapide che ricorda i nomi di coloro che abitavano nel comprensorio dei villini dei ferrovieri morti per la guerra tra il 1940 ed il 1945: 30 per i bombardamenti sul quartiere, uno alle fosse ardeatine, 6 nei campi di battaglia, uno disperso.

lapide commemorativa dei caduti

Lapide commemorativa dei soci e congiunti della cooperativa termini caduti nella seconda guerra


In via Pausania una bomba distrusse la casa al civico 18 - 20 e la casetta al numero 16; venne anche giù una parte del palazzo del civico 14, facilmente riconoscibile in quanto nella parte rifatta non furono ripristinati gli angoli bugnati decorativi di stile umbertino; vi furono 5 o 6 morti; tutti e tre i palazzi furono interamente ricostruiti o ripristinati subito dopo la guerra.

Almeno tre abitanti del pigneto furono deportati a Mauthausen trovandovi la morte: Antonio Atzori, Fernando Persiani e Ferdinando Nuccitelli.

Almeno quattro furono i caduti alle Fosse Ardeatine: Angelo Galafati, Tito Bernardini, Aldo Banzi e Antonio Margioni.

Sulla Casilina all'altezza di via del Mandrione sopra il muro di cinta della linea ferroviaria è la lapide di padre Raffaele Melis, Oblate di Maria Vergine e Servo di Dio, morto il 13 agosto del 1943 colto da una bomba mentre prestava soccorso ai feriti che viaggiavano sul trenino a scartamento ridotto Roma_Fiuggi_Alatri_Frosinone (che oggi è il trenino Roma-Giardinetti) colpito immediatamente prima da altre bombe.

Esisteva il resto di un palazzetto sulla circonvallazione casilina all'altezza del ponticello abbattuto nel 2010; era un breve tratto di muro con una finestra al primo piano, unico segno visibile dei bombardamenti al pigneto che mi fosse noto; probabilmente lo hanno abbattuto in quanto giudicato instabile.

La Storia Industriale del Pigneto

Il Pigneto nell’immediato dopoguerra era divenuto uno dei maggiori insediamenti popolari e proletari di Roma; si trova esattamente tra San Lorenzo e Tor Pignattara, ed a partire dall’inizio del 1900 l’intera zona orientale e sud orientale della Capitale era caratterizzata da una forte presenza di lavoratori di diverse realtà industriali, nonostante che tanto la Monarchia quanto Mussolini non favorirono mai il costituirsi di grosse concentrazioni operaie in una stessa area della Capitale col chiaro intento di poterne meglio controllare eventuali sommosse.
L'area industriale si sviluppò anche grazie all'apporto di capitale da parte del Banco di Roma, il quale aveva deciso di investire sul deciso sviluppo dei servizi di trasporto in conseguenza della crescita demografica ed economica derivante dall'istituzione di Roma Capitale, e che si andò ad insediare nell'area appena fuori porta Maggiore.



Società Magazzini Generali e Pastificio Pantanella (1872)

Nel 1872 fu realizzato sulla sinistra della Casilina, nella striscia di terreno di 2,5 ettari tra la stessa via e la ferrovia regionale a scartamento ridotto da dopo Porta Maggiore (Piazzale Labicano) fino a dove ora passa la Tangenziale Est, lo stabilimento molitorio della ditta Ducco&Valle che diverrà poi nel 1882 per iniziativa del Banco di Roma la Società dei Molini e Magazzini Generali e successivamente sempre con la partecipazione del Banco di Roma nel 1896 la Società Magazzini Generali e Pastificio Pantanella; nel lotto vennero realizzati nel tempo lungo la Casilina arrivando da porta Maggiore il biscottificio, il silos, il padiglione dell’amministrazione, ed il mulino e lungo la ferrovia il pastificio e un altra piccola palazzina risalente al '33 ed adibita a biscottificio con annesso un capannone risalente alla fine degli anni '60 che adesso è un unico blocco con la palazzina.
Il Silos risale al 1913 ed è la costruzione più antica; nel 1928 venne definitivamente abbandonata la vecchia fabbrica in via dei Cerchi al Circo Massimo e si pensò di ampliare le strutture di quella sulla Casilina; sulla Casilina arrivando da Porta Maggiore si realizzò il biscottificio,nel 1929 i capannoni disposti parallelamente alla ferrovia vennero sostituiti dal pastificio su progetto di Pietro Aschieri (architettura Razionalista) ed il mulino venne ampliato; sempre il mulino, danneggiato nei bombardamenti del '43 venne ricostruito nell’immediato dopoguerra su progetto di Vittorio Ballio Morpurgo ma pare che di quest’ultimo non sia rimasto in piedi niente.
In conseguenza degli ampliamenti degli anni 30 "la Pantanella" incrementò la produzione e divenne il maggiore pastificio europeo, primato che mantenne anche nel primo dopoguerra; negli anni 60 l’azienda conobbe un rapido declino e la struttura industriale venne abbandonata negli anni 70; nel 1990 era rifugio di migliaia di extra comunitari il cui sgombero è avvenuto nel 1991; il Pastificio venne occupato da 3000 migranti, fra cui molti pakistani.
Successivamente la mancanza di un efficace intervento di recupero da parte dell’Amministrazione Pubblica consegnò l’intera area - architettonicamente il più importante sito di archeologia industriale di Roma - all’Immobiliare Acquamarcia - Caltagirone che aveva acquistato la proprietà nel 1987 e che ristrutturò gli edifici industriali realizzandovi complessivamente oltre 300 mini appartamenti, ed alcune decine tra uffici e negozi, tra cui oggi c’è anche una sala Bingo, per complessivi 20.000 metri quadri; nei sotterranei sono stati realizzati dei posti auto e gli appartamenti dovrebbero essere di discreta finitura; la conversione del sito in area residenziale ha comportato drastici cambiamenti: le strutture interne (solai e mura interne) sono state demolite e ricostruite secondo misure consone alle abitazioni private, sui muri perimetrali di tutti i fabbricati sono state realizzate una gran quantità di "nuove aperture" per dar luce agli appartamenti; per la chiusura delle finestre si è scelto di utilizzare "avvolgibili" ed i colori delle mura sono cambiati dal classico giallo ocra a bianco-beige e bianco-azzurrino; sono state aggiunte delle nuove linee architettoniche quali i cordoli stondati sul tetto del mulino, degli uffici, del biscottificio e su parte del pastificio; infine da rilevare la scelta della rifinitura dell’intonacatura esterna del pastificio disegnato da Aschieri interamente realizzata in calcestruzzo (cemento e ghiaia grossa) mantenuto a vista secondo uno stile che si potrebbe forse definire post moderno industriale.



Nel link due foto di come si presentavano il mulino ed il silos (ed un angolo del biscottificio accanto al silos) prima della ristrutturazione; l’aspetto austero e severo e direi quasi inquietante del mulino, esempio di architettura razionalista industriale progetto di Morpurgo (lo stesso sfortunato architetto che progettò l’edificio dell’Ara Pacis rifatto poi da Meier), catturava notevolmente l’attenzione passandoci accanto quando si percorreva la tangenziale.

la pantanella - gatta, silos e mulino

gatta della pantanella;
sullo sfondo il retro del silos e sulla sinistra il mulino

la pantanella - gatta e mulino

sulla sinistra si percepisce la distanza che passa tra la tangenziale ed il mulino: questione di 10 - 15 centimetri.

l’ex silos della pantanella

la facciata del silos


Nettezza Urbana municipalizzata (1880)

Fin dal 1880 il deposito della Nettezza Urbana municipalizzata, tra Casilina vecchia e Casilina nuova appena oltre il Ponte Casilino; attualmente solo una piccola area è in uso all’AMA ed il lungo edificio di fine ottocento che si trova sulla Casilina Vecchia è proprietà della Caritas.



SRT-O Società Romana Tramways-Omnibus (1886)

Il Banco di Roma, nato nel 1880 per iniziativa di un gruppo di aristocratici legati al Vaticano, aveva più volte tentato di entrare nel campo dei servizi urbani ma i tentativi non avevano ancora avuto sino al quel momento successo; nel 1884 la ditta Francesco Marini che dal 1877 gestiva alcune importanti linee omnibus sulla città di Roma si rivolge al Banco di Roma per vendere la sua attività.
Gli omnibus sono i primi autobus (omni bus: bus per tutti) adibiti al trasporto di persone; assomigliavano a dei camioncini, con capacità di meno di dieci persone trasportate.
il Banco di Roma acquista la concessione e tutte le proprietà connesse all'attività per una cifra di quasi due milioni di lire e riesce finalmente ad entrare nel settore dei servizi di trasporto. L'operazione fu inizialmente osteggiata dall'amministrazione comunale, ma dopo una lunga trattativa politico-finanziaria, e grazie anche all'appoggio del giornale il Popolo Romano di orientamento cattolico, il Comune stipula una nuova Convenzione trentennale non rinnovabile col Banco di Roma; il 26 luglio 1884 si costituisce la Società Romana Omnibus, con capitale azionario di due milioni di lire. Alla società aderiscono Francesco Marini ed anche l'Impresa tramways, gestita dalla banca belga Societé d'Enterprise, che gestiva alcune linee di Roma su concessione del Comune; la ditta a proprietà belga porta un capitale valutato in un milione e seicentomila lire, consistente nelle concessioni per le linee di via Flaminia e di via Nazionale, nella concessione per la tramvia di San Lorenzo, un terreno di 3,2 ettari sulla Flaminia, scuderie e rimesse a Termini, sulla Flaminia e a San Lorenzo.
Dopo poco aderisce alla nuova società anche l'Impresa dei Tramways di San Paolo, della ditta Marotti & Frontini.
La SRT-O si troverà quindi a gestire quasi tutte le linee di trasporto pubblico cittadino della Capitale: 15 linee omnibus e 5 linee di tranvie a cavalli; il Comune tuttavia riduce la durata della convenzione a 15 anni riservandosi di poter stipulare nuove concessioni con altre ditte. Il 24 dicembre 1885 viene definito l'accordo tra tutte le parti costituenti; il 1 gennaio 1886 le tre ditte confluite nella SRT-O cessano di esistere e nasce la SRT-O/Società Romana Tramways e Omnibus.
Il Banco di Roma detiene il 54% delle azioni della SRT-O, la società belga Societé d'Enterprise il 38%, mentre il restante 8% va agli ingegneri Giovan Battista Marotti e Giovanni Frontini.
La società insedia gli uffici della direzione in via Flaminia nell'ex stabilimento della ditta Marini e decide di insediare un nuovo stabilimento fuori Porta Maggiore nel terreno proprietà della ex ditta Marotti e Frontini sulla destra della via del Pigneto a ridosso della Prenestina ed alla sua destra e sulla sinistra della linea ferroviaria Roma Termini-Frascati ed anche della ferrovia Roma Termini direzione Napoli, ed ancora oggi lì sono in uso le rimesse dei tram, almeno quelle delle linee 5, 14 e 19 che transitano sulla Prenestina.
I terreni scelti erano parte di quelli della proprietà Marotti e Frontini; il 22 gennaio 1886 furono acquisiti circa 17500 metri quadri, ed anche un terreno di circa 500 metri quadri da Ciro Muratori per sistemare l'accesso all'area dalla Prenestina; successivamente il 19 luglio 1886 anche i restanti due lotti in proprietà Marotti e Frontini di circa 6000 metri quadri; complessivamente quindi si tratta di quasi 2,4 ettari, che è quanto ancora oggi è nella disponibilità di Atac nell'area sulla destra della Prenestina.
Fu presentata la richiesta per un nuovo stabilimento per il ricovero degli omnibus ed il rimessaggio dei tramways a cavallo, per 320 cavalli e 200 vetture.
Nel 1889 la RTS-O viene allacciata al collettore fognario e riceve la visita del re Umberto I, evento di cui rimane targa commemorativa all'interno dello stabilimento.
Nel 1890-1892 vengono realizzati nuovi corpi di fabbrica per arrivare a scuderie per 754 cavalli, il magazzino per la biada, le rimesse per vetture omnibus e tramways, officina, fabbricato verniciatura, casa del guardiano.

L’ATAC possiede anche un’altra area sulla sinistra della Prenestina, tra la Prenestina e la ferrovia Roma-Sulmona, acquisita successivamente. probabilmente in più fasi.
Ad esempio nel film "Un borghese piccolo piccolo", nella panoramica sulla Prenestina si nota un palazzetto che oggi non esiste più; di quel palazzetto sono rimasti i due pilastri del cancello di ingresso, e al suo posto ora è la moderna costruzione con gli uffici dell'Atac.




OM/Officine Meccaniche di Roma (1903)

L’industriale meccanico Attilio Tabanelli nel 1903 sposta la sua fabbrica di carrozze per tranvie a trazione elettrica ed a cavalli e di carri merci ferroviari e di automobili dalla via Flaminia ad un’area situata tra la Prenestina e la ferrovia Roma-Sulmona, attratto dalla presenza della SRT-O e dalla previsione di potenziamento dello scalo merci San Lorenzo; il 23 maggio 1903 acquista da Alberto e Riccardo Trocchi un terreno parte in "vignato ed ortivo con casa, fienile e casa cantoniera... in vocabolo vicolo di Malabarba" e parte in "cannettato" ed il 23 dicembre 1903 gliviene approvato il progetto di realizzazione di un "impianto di officine per costruzioni meccaniche"; il 13 aprile 1907 l’azienda si trasforma nella Società OM/Officine Meccaniche di Roma; la società comprendeva 8 capannoni in muratura, 22 tettoie e un capannone refettorio oltre che una piccola costruzione in legno adibita ad ufficio per la paga degli operai.



Scalo merci ferroviario di san Lorenzo (1906)

Viene realizzato l’importante scalo merci ferroviario di san Lorenzo.



Fabbrica di Mattoni Carlo Gabellini (1907)

Il 3 maggio 1907 l’industriale umbro Carlo Gabellini sposta la sua gran fabbrica di mattoni in cemento e macchine per lavori in cemento, dal rione Pigna, al centro di Roma, in un lotto di mezzo ettaro tra il lato destro della Prenestina e via del Pigneto acquistato dai fratelli Belardi il 19 gennaio 1907, onde poter usufruire dell’esenzione daziaria fuori Porta; nell'area realizzò alcuni capannoni in cemento armato smontabili. La fabbrica, specialista di lavori in cemento e granito artificiale che si avvale di uno stabilimento a vapore, era in Roma seconda in grandezza solo alla Vianini.
Nel 1890 Gabellini iniziò la costruzione di scafi navali in calcestruzzo.



Stazione Prenestina

La stazione Prenestina, rimasta praticamente abbandonata in conseguenza della chiusura della ex Snia Viscosa e del complessivo declino del polo industriale.
Recentemente è stata attuata una riqualificazione dell’area e della stazione che è stata anche collegata alla vicina Prenestina da una nuova strada.



Istituto Farmaceutico Serono

L’Istituto Farmaceutico Cesare Serono posizionato tra via L’Aquila, via del Pigneto e via Casilina.
Questo è stato diviso in due parti: la metà costituita dall’ala su via L’Aquila, a suo tempo ristrutturata, è oggi sede centrale dello stesso Istituto; per l’altra metà, accessibile da via del Pigneto, la Serono una volta dismesse in questa sede le attività industriali ottenne il cambio di destinazione d'uso per la realizzazione di un albergo e di un certo numero di mini appartamenti cedendo al Comune a scomputo degli oneri dovuti alcuni locali da destinare ad attività sociali di pubblica utilità (la piazza telematica); nel 2010 sono stati completati i lavori di ristrutturazione, gli appartamenti sono stati venduti e in estate apre un albergo a quattro stelle proprietà di una società catalana, l’Eurostars Roma Aeterna, 144 camere con centro congressi, ristorante e parcheggio annesso; negli spazi pubblici il Municipio vuole trasferire la biblioteca di via Mori, chiusa in quanto i locali necessitano di essere bonificati dall'amianto.



Stabilimento Snia Viscosa (1923)

Gli stabilimenti della Cisa-Viscosa (ex Snia-Viscosa) rappresentava una delle maggiori realtà industriali romane; la fabbrica aperta nel 1923 e dismessa nel 1955 produceva seta artificiale (il Raion Viscosa); ai tempi dell'autarchia fu attiva nella produzione di nuovi materiali tessili e durante la guerra fu riconvertita alla produzione di tessuti per le forze armate (tende, divise).
L’area occupa circa 14 ettari nel triangolo di territorio compreso tra la ferrovia Roma-Pescara, la Prenestina e via di Portonaccio (costruita nel 1891); nell’area si è formato nel 1990 un laghetto artificiale originatosi quando una nota catena di supermercati tentò di realizzare in loco una struttura in cemento armato (vedi [Apre file PDF] Sulla nascita e sviluppo della Snia Viscosa di Roma); l’impianto in profondità dei piloni di tale ampia struttura, tutt’oggi in piedi e fatiscente, ha intaccato la falda acquifera sottostante, aprendo uno sbocco al tetto della falda e facendo sgorgare l’acqua in superficie; la situazione visibile del sito di archeologia industriale ad oggi (Luglio 2008) è la seguente: l’area industriale risulta divisa in due parti: la zona industriale vera e propria sul lato di via di Portonaccio con incluso il laghetto che versa in stato di abbandono; in effetti l’area è totalmente recintata e la recinzione è l’unica cosa realmente manutenuta; nell’area ad ovest, quella aperta al pubblico e posta 20 metri più in alto della prima zona, si trovano il piccolo parco aperto al pubblico con pini e palme e un piccolo parco giochi per i bimbi (che era stato smantellato ed è stato ripristinato nel 2008), per complessivi 2,4 ettari; in questa area è anche situato il piccolo capannone che è stato oggetto di lavori di recupero edilizio terminati nell'estate del 2011 redatti con tecnologie di bioarchitettura ad opera del Dipartimento X - I.U.O. Sviluppo Sostenibile - su progetto dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (progetto Arch. Ugo Sasso) - con data presunta per la fine dei lavori Dicembre 2008 e a cui si accede dal 175 di via Prenestina; vi sono poi grosso modo altre due nuclei edificati di capannoni; in uno di questi con ingresso al 177 di via Prenestina si è insediato nel Febbraio 1995 il centro sociale Ex SNIA Viscosa a cui va' riconosciuto il merito di non aver lasciato il luogo nel completo abbandono evitandone l’ulteriore degrado ed attivandosi per impedire i tentativi di speculazione edilizia nell’area; in un secondo nucleo accessibile da via Michelotti, una traversa della Prenestina poco prima del benzinaio, si trovano una piscina ed una palestra.

[Apre file PDF] Eugenia Battisti - Sulla nascita e sviluppo della Snia Viscosa di Roma

"Lavoro qui" - Laboratorio Me-Ti. Un cortometraggio di 20 minuti [232 MB] che tratteggia le figure di un padre ex lavoratore della snia e di un figlio lavoratore in un call center; una metà del corto è stata girata all'interno della fabbrica nel 2003.

Più volte si è tentato di costruire nell'area, cosa evidentemente molto ambita.
Oltre al tentativo degli anni 90 recentemente si può ricordare in occasione dei mondiali di nuoto nel 2009 il tentativo, irrealistico a pochi mesi dall'inizio delle gare, di procedere, sotto le direttive di Bertolaso, alla realizzazione di impianti sportivi per le gare, impianti da affidare poi in gestione ad una società privata, ed anche si può ricordare il piano case della giunta regionale presieduta da Polverini.
Ultimo tentativo, nel Marzo 2012, è stato quello di rivedere da parte del Comune il "Piano di assetto generale per lo sviluppo edilizio della Sapienza" che prevede in una parte dell'area la realizzazione del Campus Prenestino, un polo universitario scientifico, realizzandovi solo edilizia residenziale, per la precisione case dello studente, costruite e gestite direttamente dal proprietario dell'area, ma la delibera non è passata.
Certo è che nel 2007 l'area è stata destinata dal Comune alla Prima Università di Roma "La Sapienza" che qui stà progettando di insediare il Campus Prenestino, una parte della Facoltà di Ingengeria, ma pare che tutto sia bloccato da contenziosi giuridici posti in atto dalla proprietà dell'area.
Lavori all’ex Snia Viscosa - Progetto di Riqualificazione: un teatro all’aperto ed il parco dell’energia

parco ex Snia - Casa del Parco

Parco ex Snia - La casa del Parco; a luglio 2011 sembrerebbe terminato, ancora indenne da tags e graffiti; rimane tuttavia chiuso dalla recinzione del cantiere; a mio avviso l'edificio è bello, di dimensioni tali da integrarsi facilmente nel resto del parco (mi pare abbia mantenuto circa la cubatura del precedente capannone industriale); degno di nota il fatto che il pino a pochi metri dal solarium sia stato risparmiato; lo stile richiama nei materiali (il vetro, il ferro) e nelle forme (il corpo di fabbrica basso e allungato, la ricerca della luce, le strutture in ferro) uno stile industriale proprio del movimento moderno e dell'international style che si svilupparono negli anni 20 e si integra bene nel contesto di un parco ex area industriale attiva proprio in quegli anni.

parco ex Snia - Spazio Teatrale Polifunzionale

Parco ex Snia - Spazio Teatrale Polifunzionale; il muro esterno in mattoni è parte dell'originaria struttura industriale.

Ex SNIA Viscosa - Il Laghetto Artificiale

Il laghetto artificiale nell’area Ex Snia Viscosa

parco pubblico  - ex snia Viscosa

Ex snia viscosa
giardini pubblici



La zona fuori Porta Maggiore risultava molto ben collegata dal trasporto pubblico, consentendo un facile afflusso alle fabbriche da parte degli operai: la stazione Termini è vicinissima e grazie ad un accordo tra la ex-SNIA Viscosa e l’Azienda delle Tramvie Municipali di Roma la linea tramviaria negli anni 20 verrà prolungata da Porta Maggiore (che fino ad allora aveva rappresentato il simbolo del confine tra città e campagna) fino a via dell’Acqua Bullicante.

La Tangenziale Est e la Prenestina

Tangenziale e Prenestina

Tangenziale Est al Pigneto

La sopraelevata della Tangenziale Est, costruita tra il 1966 ed il 1974, odiata per la sua bruttezza, ma anche molto usata dai romani; questo in particolare è lo svincolo che permette di immettersi sulla tangenziale vera e propria dalla Prenestina che corre sotto lo svincolo stesso ed è il punto più alto dell’intera tangenziale; sulla sinistra è la prenestina sulla destra del palazzo giallo l'inizio di via del Pigneto. Questi luoghi sono a volte utilizzati (un po' come il resto del pigneto) come set cinematografico, spesso da films e serie televisive che vorrebbero riecheggiare un’anima neorealista.


Il Pigneto oggi

Attualmente il Pigneto conta circa 52.000 residenti (?), con una grossa concentrazione di anziani (circa il 20% di ultrasessantacinquenni, il doppio della media cittadina), gli abitanti storici del quartiere che hanno determinato quel tessuto di relazioni sociali, quel clima da città nella città che da sempre caratterizza l’anima popolare del borgo.
Alla popolazione storica si sono aggiunti diverse comunità di immigrati: da molti anni i migranti dell’area sud asiatica (Bangladesh, India, Pakistan, Nepal, Sri Lanka) concentrati soprattutto nella zona della Prenestina e dell’Acqua Bullicante, alla Marranella, e che da alcuni anni stanno aprendo o rilevando numerose attività commerciali solitamente di articoli per la casa, negozi di ortofrutta e bar; ci sono poi migranti dall’africa, da paesi arabi ed alcuni dai paesi dell’Est Europa (Romania, Polonia, Bielorussia, Moldavia) questi ultimi solitamente impegnati nelle ristrutturazioni edilizie gli uomini e nell’assistenza agli anziani le donne. Sulla Casilina si è poi insediata una comunità cinese che sta aprendo una gran quantità di negozi sullo stile dell'Esquilino, per il momento solo su un paio di grossi isolati ai Parioletti.
Sempre più nel quartiere si trovano appartamenti dedicati agli studenti della vicina Università di Roma "La Sapienza" o comunque destinati alla coabitazione di diverse persone.
Ancora si stanno trasferendo al Pigneto nuovi residenti di ceto medio alto, anche intellettuali, artisti ed alcuni personaggi - attori televisivi.

Il quartiere è interessato da alcune opere di riqualificazione del territorio da parte del comune e da numerosi lavori di ristrutturazione degli stabili degli anni venti ad opera dei singoli proprietari; la nuova linea C della metropolitana sarà aperta entro pochi anni e questo migliorerà di molto i collegamenti pubblici col resto della città; infatti al momento per giungere alla stazione Termini occorrono non meno di trenta minuti.
Ciò non di meno il quartiere conserva aspetti di degrado urbano e di marginalità sociale non indifferenti.
Restano ancora incerte le destinazioni d’uso che l’amministrazione comunale saprà proporre per importanti realtà locali quali la Serono o la Ex-Snia Viscosa.
Il processo di riqualificazione che inevitabilmente porta ad una crescita dei prezzi delle case e degli affitti, il tempo che scorre inesorabile e la difficile situazione economica che molti stanno vivendo, stanno via via espellendo dal quartiere gli abitanti storici.
Attualmente i prezzi degli appartamenti si aggirano su non meno di 3500-4000 €/m²; dovendo trovare dove abitare una stanza singola per studenti 400 €/mese e un appartamento in affitto non meno di 800-1000 €/mese in palazzine non ristrutturate; esistono anche situazioni in cui si pagano 400€ di affitto, ma si tratta sempre di persone che vivono da molti decenni nell’appartamento, spesso senza neanche un impianto di riscaldamento e, via via che avvengono i nuovi subentri, i prezzi si adeguano a quelli attuali sopra riportati.

Isola pedonale in via del Pigneto

Via del Pigneto - l’isola pedonale

Opere di Riqualificazione e Sviluppo

Due fermate della nuova Linea C della Metropolitana, una in via del Pigneto in prossimità del ponte pedonale e l’altra in via Roberto Malatesta in prossimità di via dell’Acqua Bullicante.
Giardino del Torrione e riqualificazione ambiti pedonali sulla via Prenestina.


Lavori metropolitana C al Pingeto

Via del Pigneto - I lavori per la nuova linea C della metro - Fine lavori: MAI


Si parla della copertura del vallone ferroviario che attraversa il Pigneto e dell’abbattimento della sopraelevata; per il tratto finale a Prenestino - San Giovanni si tratta di semplici progetti; un problema appare anche essere la presenza delle ferrovie che devono essere necessariamente coinvolte nella realizzazione di eventuali nuove opere - La nuova Tangenziale

Più reale potrebbe essere invece l'intenzione delle ferrovie di eseguire un raddoppio delle linee: progetto ampliamento linea Roma-Formia: Comitato 3 NO

Volti disegnati da un writer lungo la linea ferroviaria

presenze lungo la ferrovia

arte di strada: Instant garden al pigneto

instant garden - giardinetto temporaneo in via del pigneto

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8 giugno 2013